Le nostre città si stanno trasformando ad un ritmo sempre più veloce: la gentrificazione, l’urbanizzazione crescente, il consumo di suolo, le continue evoluzioni tecnologiche, i comportamenti e le abitudini dei cittadini sempre più orientate dalla digitalizzazione, sono tutti fattori che influenzano profondamente la vita dei centri urbani e pongono alle nostre città nuove importanti sfide ogni giorno.

Prima della pandemia, i numeri parlavano chiaro: il 75% dei cittadini europei vive nelle città, con una tendenza in aumento che – secondo le previsioni – sarebbe destinata a raggiungere quota 80% entro il 2050. Occorre inoltre considerare che le città occupano il 2% della superficie terrestre del pianeta ma ospitano più della metà della popolazione mondiale e generano oltre l’80% di tutta la produzione economica.

Eravamo (siamo?) di fronte alla più grande ondata di urbanizzazione della storia: già entro il 2030, secondo l’ONU, esisteranno 43 megalopoli con oltre 10 milioni di abitanti, la maggior parte delle quali in regioni in altrettanto rapida crescita. Con conseguenze palesemente evidenti: abbandono delle campagne e dei territori marginali, nuova espansione delle periferie, maggiore densità abitativa nelle aree urbane, con impatto sul traffico, sui livelli di inquinamento e sulla qualità della vita. Per non parlare del consumo di suolo, con nuove colate di cemento e asfalto, e della cosiddetta “gentrification“: il fenomeno per cui un quartiere popolare accoglie nuovi abitanti borghesi che fanno cambiare il tipo di negozi, il tipo di vita notturna, la qualità degli spazi pubblici e soprattutto il prezzo delle case.

Il ruolo di SIMTUR nella città

Smart mobility, smart living

Dalla “polis” concepita da Aristotele agli skyline contemporanei, ci siamo persi qualcosa. Che le città rappresentino qualcosa più di un mero agglomerato di edifici e attività è del tutto evidente: sono il luogo dove l’intelligenza umana ha lasciato la sua impronta più forte, modellando l’ambiente a misura delle proprie esigenze. Ma in questi paesaggi antropizzati si è spesso finito per dimenticare la sfera relazionale, la socialità e – con essa – altri bisogni primari.

SIMTUR ritiene che, grazie alle nuove tecnologie, le città possano ancora rappresentare l’espressione più profonda della nostra convivenza. Ma ad alcune condizioni ben precise. Per questo motivo è pronta ad accompagnare le pubbliche amministrazioni, le comunità, i cittadini e tutti gli attori dello sviluppo urbano nella transizione verso nuovi modelli di città, offrendo soluzioni che rendono più efficiente l’uso delle risorse e, allo stesso tempo, introducono servizi innovativi che rimettano al centro la persona.

Per affrontare le tematiche sociali, economiche e ambientali che si intersecano con crescente complessità nelle metropoli, occorre creare una governance innovativa, in cui la capacità di ascolto attivo e di inclusione rivesta un ruolo fondamentale: lo sviluppo umano integrale proposto dalla enciclica Laudato Si’ contiene le chiavi per sconfiggere l’emarginazione e le povertà crescenti, attraverso un “nuovo umanesimo” capace di rigenerare le città sulla base della consapevolezza che le relazioni interpersonali sono le infrastrutture più importanti. E’ l’innovazione sociale la leva che consente di non dimenticare che le città sono i luoghi dove l’Uomo ha deciso di farsi comunità.

L’approccio SIMTUR abbraccia le città nel loro essere ecosistemi, in cui la gestione dell’illuminazione pubblica, degli edifici, del trasporto pubblico locale, delle esigenze di mobilità e di logistica, la riqualificazione degli spazi pubblici, il verde urbano, la pianificazione urbanistica, la qualità della vita e la cultura diventano elementi interconnessi e integrati, con soluzioni che consentono alle Amministrazioni locali di dotarsi di un’interfaccia unica e di semplificare i processi, in un’ottica di economia circolare.

Per SIMTUR, la città «smart» è più efficiente, più digitale, più vivibile e più sostenibile

Offriamo supporto alle città nel loro cammino verso la circolarità, offrendo strumenti di valutazione che analizzano i luoghi secondo alcune dimensioni chiave e che consentono di individuare le aree di miglioramento, indirizzando il futuro.

Il percorso può iniziare parallelamente all’adozione del PUMS (Piano Urbano della Mobilità Sostenibile), così come all’assistenza nella redazione dei PSCL (Piano degli spostamenti Casa/Lavoro), oppure con la pianificazione di sistemi MaaS (“Mobility as a Service“): tutti strumenti di pianificazione che parlano alle persone nel loro ruolo di cittadini, di consumatori, di pendolari, di utenti e di individui.

L’impegno per una transizione circolare si sta diffondendo a ogni livello e in ogni ambito geografico: la sfida quindi non è tanto creare consenso su questa visione quanto realizzarla in tempi rapidi, come l’urgenza dei problemi che abbiamo di fronte richiede.
Vanno ricercate soluzioni condivise, in cui tutti – istituzioni, associazioni, cittadini, mondo della ricerca e delle imprese – possano ripensare insieme alle modalità con cui utilizziamo materia ed energia: dalla progettazione alla produzione, dal consumo fino alla gestione del cosiddetto “rifiuto”. Si tratta di un cambiamento strutturale, non soltanto infrastrutturale, che pertanto va affrontato su un piano culturale.

La consapevolezza che i vincoli e le sfide vadano visti in maniera integrata e interconnessa si va affermando, anche grazie ad approcci quali il concetto di “planet boundaries” che analizza i nove principali vincoli ambientali del pianeta in termini quantitativi e integrati, o il modello della cosiddetta “economia della ciambella“, che integra il modello economico con i limiti ambientali e le necessità sociali in modo da individuare uno spazio sicuro e giusto per l’umanità.
E’ in questo quadro generale che si può inquadrare concretamente il tema dello sviluppo sostenibile, sulla base degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (Sustainable Development Goals, SDG) promossi dalle Nazioni Unite con l’Agenda 2030.

L’obiettivo di una maggiore circolarità non va solo definito in termini di policy, ma va reso concreto mettendo a sistema i diversi city layer (livelli urbani) che la compongono, ovvero le numerose soluzioni tecnologiche che caratterizzano ciascun livello. Lo strumento per farlo è la messa in pratica di un rigoroso processo di gestione dell’innovazione che abbia non solo la capacità di valorizzare e connettere le tecnologie esistenti ma anche e soprattutto quella di porre le condizioni per renderle scalabili e integrabili con le più emergenti e innovative.

E’ solo in questo contesto che si potrà assistere – nel futuro che è già presente (“Experiencing the Future“) – allo sfumare dei confini tra mondo fisico e digitale, tra componenti infrastrutturali e umane, che sempre più si integrano e completano tra loro. Un processo che consente di ottimizzare l’utilizzo e il funzionamento delle più diverse categorie di asset, sistemi e funzioni: la tecnologia affiancherà la circolarità abilitando un costante scambio di informazioni di stato, di input e output, di domanda e offerta.
SIMTUR ritiene che questo scambio tra utenti, macchine, infrastrutture e sistemi di governo e gestione semplificherà e ottimizzerà le interazioni utente/infrastruttura/servizi, in tutte le sue declinazioni, non solo in termini di mobilità.